«Voi andate avanti» disse Chett agli altri due. «Io voglio fermarmi un po’ qui.»

I cani tiravano i guinzagli, ansiosi di continuare, ansiosi di arrivare al cibo che credevano li aspettasse sulla cima. Con la punta dello stivale, Chett diede un calcio alla cagna nera, e questo bastò per calmare anche gli altri.

Nascosto dietro gli alberi, rimase a osservare il ragazzo grasso, il faccione di luna piena rosso dallo sforzo, che ce la metteva tutta per tendere un arco alto quasi quanto lui. C’erano tre frecce conficcate nel terreno. Tarly incoccò, tese l’arco e rimase in posizione per un lungo momento cercando di mirare. Alla fine, lanciò. La freccia si perse tra la vegetazione. Chett rise, forse un grugnito di disgustato compiacimento.

«Quella non la ritroviamo più, e la colpa la daranno a me» annunciò Edd Tollett, il cupo scudiero dai capelli grigi che tutti chiamavano Edd l’Addolorato. «Da quando ho perso il cavallo, ogni volta che manca qualcosa è con me che se la prendono. Come se avessi potuto fare diversamente… Il cavallo era bianco e stava nevicando, che cosa si aspettavano?»

«Se l’è presa il vento, quella freccia» intervenne Grenn, un altro degli amici di lord Snow. «Cerca di tenere fermo l’arco, Sam.»

«È pesante» si lamentò il ragazzo, ma incoccò ugualmente la seconda freccia, che questa volta volò troppo alta, sibilando tra i rami almeno dieci piedi al di sopra del bersaglio.

«Direi che hai portato via qualche foglia» disse Edd l’Addolorato. «L’autunno avanza abbastanza in fretta, non c’è bisogno di aiutarlo.» Sospirò. «E lo sappiamo tutti che cosa viene dopo l’autunno. Per gli dèi, m’è venuto freddo! Lancia quell’ultima freccia, Samwell, che mi si sta gelando la lingua contro il palato.»

Messer Porcello abbassò l’arco. «È troppo difficile.» Chett pensò che si sarebbe messo a frignare.

«Incocca, tendi, lancia» lo incoraggiò Grenn. «Forza.»



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