
Gli uomini raccolti attorno al fuoco si scambiarono sguardi cupi. Era cosa rara trovare anche solo una dozzina di bruti a cavallo, ma cinquecento…
«Smallwood ha mandato Bannen e me ancora più all’interno per vedere se riuscivamo a individuare il grosso dello schieramento» continuò Kedge. «Sembravano non finire mai. Si muovono con la stessa lentezza di un fiume congelato, quattro, cinque miglia al giorno, ma non sembra per niente che vogliono tornare ai loro villaggi. Più della metà sono donne e bambini, e davanti a loro spingono gli animali: capre, pecore, perfino uri che trascinano slitte. Hanno caricato balle di pellicce e riserve di carne, gabbie di polli, mastelli per il burro e torni da vasaio… Ogni dannata cosa che possiedono. Muli e cavalli sono talmente carichi che uno direbbe gli si sta per spezzare la schiena a ogni passo. E lo stesso vale per le donne.»
«E seguono il Fiumelatte?» chiese Lark delle Sorelle.
«È quello che ho detto, no?»
Il Fiumelatte avrebbe condotto i bruti oltre il Pugno dei Primi Uomini, l’ancestrale fortino nel quale i Guardiani della notte avevano eretto il loro accampamento. Qualsiasi uomo dotato di un minimo di buonsenso avrebbe capito che era tempo di togliere i picchetti e ritirarsi sulla Barriera. Il Vecchio orso aveva fatto fortificare il Pugno con rostri, fossati e trappole di palle d’acciaio chiodate. Ma non sarebbe servito a niente contro un simile esercito. Se loro fossero rimasti là, sarebbero stati accerchiati e spazzati via.
E Thoren Smallwood voleva attaccare. Donnel Hill, detto “il Dolce”, era lo scudiero di ser Mallador Locke, e due notti prima Smallwood era andato nella tenda di Locke. Si sapeva che ser Mallador era dello stesso parere del vecchio ser Ottyn Wythers, rientrare alla Barriera, ma Smallwood voleva convincerlo del contrario.
