«Il re oltre la Barriera non ci cercherà mai tanto a nord.» Donnel il Dolce aveva riferito le parole di Thoren. «E quel suo grandioso esercito non è altro che un’orda sgangherata, piena di inutili bocche da sfamare che non sanno nemmeno da che parte s’impugna una spada. Un solo colpo ben assestato gli farà passare la voglia di combattere e li rimanderà ululando nelle loro tane per i prossimi cinquant’anni.»

Trecento contro trentamila. Un rapporto di forze che Chett definiva folle, ma la cosa ancora più folle era che ser Mallador si era lasciato convincere e che adesso lui e Thoren erano sul punto di convincere anche il Vecchio orso.

«Se aspettiamo troppo, l’opportunità ci sfuggirà, per non ripresentarsi mai più» diceva Thoren Smallwood a chiunque lo ascoltasse.

«Noi siamo lo scudo che protegge il reame degli uomini» controbatteva ser Ottyn Wythers. «E non si getta via quello scudo senza una valida ragione.»

«In un duello» riprendeva Thoren «la migliore difesa è un solido colpo di spada che abbatta l’avversario, non rattrappirsi dietro uno scudo.»

Solo che né Smallwood né Wythers erano al comando. Era lord Jeor Mormont l’unico a poter decidere e Mormont continuava ad aspettare gli altri esploratori: Jarman Buckwell e gli uomini che si erano spinti lungo la scalinata del Gigante, Qhorin il Monco e Jon Snow, andati a esplorare il passo Skirling. Ma sia Buckwell sia il Monco tardavano a rientrare. “Morti, molto probabilmente.” Chett s’immaginava la carcassa di Jon Snow, bluastra e congelata, che giaceva su una qualche cima desolata, con la picca di un bruto piantata in quel suo culo di bastardo. Un pensiero che gli portava il sorriso sulle labbra. “Spero che abbiano ammazzato anche quel suo lupo del cazzo.”


«Non c’è nessun orso, qua» decise improvvisamente Chett. «È solo una vecchia orma, tutto lì. Torniamo al Pugno.»

I cani quasi lo trascinarono di peso, ansiosi di andarsene quanto lui.



6 из 1489