E le leggi sono le leggi, pensò Delanna, anche se si tratta solo di uova.

«Me li farò dare da Maggie quando andrò in città,» rispose l’uomo, sollevando lo sguardo. Vide Delanna e rimase a bocca aperta.

«È questo Mr. Tanner?» chiese in tono dubbioso Delanna. Sperò ardentemente che non lo fosse. Non somigliava per nulla al ragazzo dai capelli biondi che ricordava: era vestito così male e sembrava così stupido! La stava ancora fissando a bocca aperta.

«Sì, è lui, Delanna. Non riconosci tuo…» fece Doc Lyle.

L’uomo lo interruppe. «Tu non puoi essere Delanna,» affermò stupidamente. «Tu dovresti essere al terminal.»

«Riprovaci,» intervenne Jay. «Lei è proprio qui.»

«Come stai?» gli chiese educatamente Delanna, come le avevano insegnato a scuola. «Io sono Delanna Milleflores. Tu, invece, devi essere Tarleton Tanner.»

«Tarleton?» ripeté Jay con un sogghigno.

«Tutti mi chiamano Sonny,» le spiegò il nuovo arrivato, arrossendo leggermente mentre si puliva la mano sui pantaloni e la tendeva verso Delanna. Quando la ragazza esitò a stringerla, se la pulì di nuovo sui pantaloni. «Non ho toccato le oche,» si giustificò Sonny: evidentemente stava cercando di capire perché Delanna non volesse stringergli la mano.

«Ma l’ho fatto io,» affermò Delanna, stringendogli la mano con decisione.

Sonny le rivolse un sorriso timido mentre le stringeva la mano… con troppa forza!

«Mi dispiace!» si scusò immediatamente quando vide Delanna fare una smorfia di dolore, poi ritrasse di scatto la mano come se avesse ricevuto una scarica elettrica. Agitò la mano e fletté le dita. «Non intendevo… Fiuu! Eri dentro con le oche, vero?»

«Avevo un po’ di tempo da far passare,» rispose Delanna in tono gelido, «e così ho aiutato il veterinario.»



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