
In effetti Delanna era tornata, ma si sarebbe trattenuta soltanto il tempo necessario per regolare la questione della proprietà della madre.
«Forse il mio vicino è accampato al terminal,» commentò Delanna in tono speranzoso rivolgendosi al pilota. «Non poteva certo sapere a che ora sarebbe arrivata la nave, vero?»
«Certo,» convenne il pilota. «Ma quando sono partito di qui all’alba, non ho visto nessuno accampato nel terminal.»
«Però sarà meglio che vada a dare un’occhiata in ogni caso.»
Il pilota scrollò le spalle con indifferenza e indicò l’edificio in ceramica verde, distante mezzo miglio, che sorgeva al limitare dello spazioporto. Anche così, Delanna distingueva meglio la lunga ombra proiettata dal terminal piuttosto che l’edificio stesso. «Segua la linea gialla.»
«Non mi starà mica dicendo che devo arrivarci a piedi?» gli chiese Delanna, rivolgendogli uno sguardo incredulo. Sapeva che anche i trasporti pubblici di Grassedge, la città più grande di Keramos, non erano neppure paragonabili a quelli di cui era dotata Gay Paree, la piccola città su Rebe Primo che ospitava l’Abbazia; inoltre sua madre l’aveva avvertita che Keramos era un pianeta primitivo, ma questo era addirittura ridicolo.
