
«Sì,» confermò Doc Lyle, prendendo un fascio di fogli da fare firmare a Sonny. «È una fortuna che tu sia arrivato proprio in questo momento. Jay Madog era sul punto di andare via con tua…»
«Stavo solo per offrire a Delanna un passaggio in città,» lo interruppe Jay. «Dove sei stato?»
«Sono dovuto passare a ritirare il rimorchio prima che il negozio chiudesse. Sarei andato a prendere Delanna al terminal subito dopo aver dato un’occhiata alle oche, ma adesso risparmieremo un po’ di tempo perché non dovrò andare al terminal.»
«Giusto,» commentò Delanna. «Visto che io sono qui, vero?»
«Giusto!» esclamò Sonny, quasi raggiante.
Alle sue spalle, Jay sussultava nel tentativo di reprimere una risata.
Sul volto di Doc Lyle non comparve neppure un sorriso. «Adesso devi accompagnare Delanna in città, Sonny,» dichiarò, controllando i documenti firmati. «Ha avuto una giornata molto lunga e probabilmente è stanca. Puoi portarmi i permessi dopo che l’avrai fatta sistemare in albergo.»
«In albergo,» ripeté Sonny, prima annuendo, poi scuotendo la testa. «Ma la tua lettera diceva che, per prima cosa, volevi incontrare l’avvocato.» Sembrava confuso.
«Presumevo che saremmo andati dall’avvocato domani mattina.»
«Lo faremo questa sera,» le spiegò Sonny.
Delanna impiegò un istante per capire che anche su Keramos era possibile incontrare un avvocato a qualsiasi ora, come su Rebe Primo. Aveva presunto che tutti i posti pubblici di accesso ai terminali vega di Grassedge chiudessero al tramonto, come tutto il resto. Tranne i bar, ricordò a se stessa, e la sala da ballo. Ma se l’avvocato era disposto a incontrarli quella sera, tanto meglio. Sarebbe potuta tornare prima al magazzino per prendere Cleo.
Finalmente Sonny si accorse della sacca tra le mani di Jay. «Questa è tua?» chiese a Delanna, allungando una mano verso il bagaglio.
