Delanna ricambiò il saluto. «Forse è uno di loro,» mormorò in tono ansioso. Uno degli uomini era anziano — aveva i capelli bianchi — indossava una camicia a fiori dai colori vivaci e aveva una pancia che sporgeva oltre la cintura dei pantaloni. L’altro era un, uomo attraente con i capelli neri. Delanna ricordò che, quando aveva avuto dieci o undici anni, il ragazzo dei Tanner aveva avuto i capelli biondi. Ma adesso doveva essere cresciuto e, forse, i suoi capelli si erano scuriti.

Anche il pilota li salutò. «Quello è il veterinario dello spazioporto, Doc Lyle. L’altro è il capitano della carovana della prateria, Jay Madog. Senza dubbio il veterinario deve prelevare dei campioni di sangue da queste oche e probabilmente Jay vuole controllare i manifesti di carico per vedere di quanto spazio ha bisogno per il prossimo viaggio verso est. E poi penso che debba anche firmare delle licenze di software.»

«Oh,» commentò Delanna in tono deluso.

Raggiunsero gli uomini, «…per caso hai visto qualche mandarino reale l’ultima volta che sei stato lì?» stava chiedendo il veterinario.

«Neppure uno,» rispose l’uomo più giovane.

Entrambi si girarono a guardare la cassa.

«Le oche sono lì dentro?» chiese il veterinario mentre infilava una mano oltre il bordo del buco nero; evidentemente stava cercando un interruttore, poiché la profonda oscurità venne improvvisamente inondata di luce. L’interno del magazzino ospitava alcuni contenitori, che però non riuscivano a riempirlo neppure per metà. «Dove sono i loro permessi di importazione? Una volta tanto mi piacerebbe tornare a casa in tempo per l’ora di cena.»

«Eccoli,» rispose il pilota. «Lì dentro c’è qualcuno in attesa di un passeggero?»

«Non c’è nessuno.» Il veterinario andò incontro al pilota, che, senza fermarsi, gli tese un fascio di fogli. «Comincia a farle uscire dalla cassa,» ordinò mentre era già impegnato a esaminare i documenti. «Entro subito.»



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