Il pilota chinò la testa e scomparve oltre la bassa entrata. Delanna si rese conto che non sarebbe riuscita a superare il montante senza battervi la testa.

L’uomo più giovane, Jay Madog, i cui capelli neri gli cadevano disordinatamente sulla fronte, si avvicinò alla cassa che continuava a muoversi. «E lei chi sarebbe?» chiese, tendendo le braccia verso Delanna.

Delanna esitò, guardò la porta che si avvicinava sempre di più, poi saltò giù. Madog l’afferrò per la vita e l’aiutò a scendere. Dopo averla deposta a terra, la tenne stretta un istante di troppo mentre i suoi polsi premevano contro i seni di Delanna. Poi la lasciò andare, sollevò un braccio verso la parte superiore della cassa e prese la sacca da viaggio e il portadocumenti. Mentre offriva quest’ultimo a Delanna, le chiese di nuovo, «E allora qual è il suo nome, signorina?»

«Mancano dei documenti,» intervenne il veterinario. «Non trovo il permesso di importazione di questo maiale.»

«È in fondo,» gli spiegò l’uomo dai capelli scuri, poi, giratosi di nuovo verso Delanna, aggiunse, «Mi permetta di presentarmi. Io sono Jay Madog. E quel tizio che mi sta rompendo le scatole con i documenti è Doc Lyle.» Il suo sorriso si allargò; Delanna decise che si trattava di un sorriso decisamente gradevole.

Strinse la mano offertale da Madog. La stretta dell’uomo era ferma, ma non dolorosa come quella di alcuni ragazzi su Rebe Primo. Ai ragazzi piaceva sempre pavoneggiarsi, ma Delanna era sicura che Jay Madog non avesse alcun bisogno di farlo. «Come sta, Capitano Madog?» replicò cortesemente, come le avevano insegnato a scuola.

«Tutti mi chiamano Jay,» replicò lui, continuando a portare la sacca da viaggio e conducendo Delanna oltre la porta del magazzino.

«Hrrrumph!» Delanna sentì esclamare il veterinario, si girò e vide che la stava studiando al di sopra del fascio di fogli. «Lo chiamano anche Cane Pazzo, e per un buon motivo.»



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