
«Sballato?» ripeté il dottor Young. «Sballato! Il dottor Simons qui presente non pensa che sia sballato. Si è fatto tutto il viaggio dal Tibet per lavorare al progetto. Ci dica, dottor Simons, “sballato” è il termine che le viene in mente per definire questo progetto?»
Il termine che gli veniva in mente era “disastro”. Avrebbe avuto bisogno di diversi fermatempo. Almeno dieci o quindici.
«No,» disse.
«Vede?» disse trionfante il dottor Young alla dottoressa Lejeune. Prese la valigia di Andrew. «Andremo subito al laboratorio e le mostrerò l’oscillatore. Poi le descriverò nei dettagli la mia teoria.»
Il suo primo anno di università non era stato poi così male, pensò Andrew mentre si dirigeva verso la macchina insieme a loro. Aveva dovuto fare da valletto al matrimonio di Stephanie Forrester e quando il sacerdote aveva letto il brano che dice “parli adesso o mai più” tutti gli invitati si erano girati a guardarlo, ma per il resto non era stato affatto male.
La dottoressa Lejeune non rivolse la parola al dottor Young finché non furono arrivati al parcheggio, anche se solo in quel momento lui si rese conto che non c’era posto per tutti e tre sulla Porsche, e le disse di prendere la valigia di Andrew e di andare a cercare un taxi. Andrew, che aveva l’aria stordita per il cambiamento di fuso orario o che forse era semplicemente dispiaciuto di aver lasciato il Tibet, insistette per andare lui stesso col taxi, e il dottor Young occupò l’intero viaggio di ritorno spiegandole che il suo atteggiamento non favoriva la buona riuscita del progetto. Lei si chiuse in un silenzio ostinato.
Lo mantenne quando lui le comunicò che la ricerca non si sarebbe svolta all’università ma in una scuola elementare di una città chiamata Henley che era quasi dalla parte opposta dello Stato, e quando le mostrò l’oscillatore temporale, anche se su quest’ultimo fu piuttosto evasivo. Sembrava una grossa lampada di pietra lavica.
