
«Sarà meglio che scenda nella sala musica prima che suoni il campanello,» disse Carolyn. «Questo dottor Simons è già laggiù?»
«Non lo so. Per tutta la mattina ha fatto avanti e indietro, portando materiale. Farò un tentativo per la biblioteca con il Vecchio Scartafaccio. E nel frattempo, tu tieni d’occhio questo Andrew Simons. La sala musica è anche più piccola della camera blindata.» Si mise un foglio rosa davanti al collo. «Pensi anche tu che il rosa mi dia un colorito giallastro?»
«Sì,» disse Carolyn.
Andrew collegò l’oscillatore temporale ai monitor di risposta e allacciò l’intera apparecchiatura all’unica presa che riuscì a trovare nella sala musica. Le luci rimasero accese.
Bene, pensò, e cominciò a collegare gli altri cavi di risposta, che dovevano registrare le reazioni degli studenti sottoposti al test.
Secondo il dottor Young il test avrebbe dovuto individuare dei bambini che vedessero il tempo come una successione di blocchi piuttosto che come un flusso continuo. Questi bambini avrebbero avuto degli odiecroni più lunghi poiché, secondo il dottor Young, i loro odiecroni tendevano ad accorciarsi mano a mano che imparavano a percepire il tempo come un flusso.
Una volta che Andrew avesse individuato i bambini, questi sarebbero stati collegati all’oscillatore temporale e avrebbero lavorato in uno stato emotivo di eccitazione, trasferendo i loro odiecroni. Il dottor Young sosteneva di essere già riuscito a provocare il fenomeno a livello subatomico.
«Massima agitazione,» aveva detto il dottor Young. «Il semplice bombardamento non funzionerebbe. La chiave di tutto è la massima agitazione.»
«Ma anche se avviene a livello microcosmico, che cosa le fa credere che lei sarà in grado di farlo avvenire a livello macrocosmico?» gli aveva domandato la dottoressa Lejeune, la prima cosa che gli avesse detto dopo una settimana e mezzo di silenzio.
