«Avviene sempre,» aveva risposto il dottor Young. «Lo avete sperimentato entrambi. La sensazione di deja vu. Un odiecrone sposta l’adesso di un millisecondo dal passato, e voi avete la sensazione di aver già visto o sentito prima qualcosa. Di solito succede quando ci si trova in uno stato emotivo eccitato. Il deja vu è una deriva temporale, e quel che noi faremo in questo progetto sarà produrlo in odiecroni più lunghi in modo che la dislocazione duri un secondo, un minuto, fino a parecchie ore.»

Andrew non credeva a una parola di tutto ciò. L’aveva confessato alla dottoressa Lejeune mentre impacchettavano l’apparecchiatura per il trasporto fino alla scuola elementare di Henley.

«Non ci credo neanche io,» aveva detto lei.

«Allora perché è ancora qui?»

Lei aveva alzato le spalle. «Ci vuole pure qualcuno che lo salvi da se stesso, o almeno che raccolga i cocci quando il suo prezioso oscillatore non funzionerà. Ma per lei questo non è un motivo per rimanere. E allora perché rimane?»

Non lo so, aveva pensato lui. Perché mi sono prestato a fare il valletto al matrimonio di Stephanie Forrester? «Forse ho una crisi di mezza età,» aveva risposto.

«Come tutti gli altri qui intorno,» aveva detto la dottoressa Lejeune, poi era diventata pensierosa. «Lei ha quarantadue anni, giusto?» gli aveva chiesto. «Aveva una ragazza in Tibet?»

«Ero in un monastero tibetano sull’Himalaya.»

«Così sia,» aveva detto lei, e gli aveva passato un altro componente.

Ce n’erano troppi, di componenti. Alcuni oggetti lui non sapeva nemmeno che cosa fossero. C’era una scatola grigia di media grandezza con un unico interruttore acceso/spento su di essa e due scatole più piccole senza nemmeno quello, e senza spine né prese per collegarle a qualche cosa. Andrew si domandò se non fossero oggetti lasciati dall’insegnante di musica. Le appoggiò sul pianoforte insieme a! contatore di fotoni e allo spettroscopio.



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