
«È sposato il signor Paprocki?» chiese la dottoressa Lejeune, piegando i volantini.
«Il Vecchio Scartafaccio?» replicò Sherri, sorpresa. Piegò l’ultimo foglio che aveva ed estrasse timbro e tampone dal cassetto della scrivania. «Sposato? Vuole scherzare? Non alza mai gli occhi dai suoi moduli in triplice copia abbastanza a lungo per notare che sei una donna, figuriamoci se ti si sposa!» Passò il timbro due o tre volte nel tampone e lo sbatté sul volantino. Era una faccina sorridente. Passò al successivo. «E il dottor Simons? Immagino che sia troppo bello per non essere sposato.»
«No,» disse la dottoressa Lejeune, pensando a qualcun altro. «Ha passato gli ultimi cinque anni in un monastero tibetano.»
«Sta scherzando!» disse Sherri. «È perfetto!»
La dottoressa Lejeune socchiuse gli occhi. «Perché dice così?»
«Be’, perché probabilmente é disperato. Io lo sarei dopo cinque anni senza sesso,» disse, continuando a timbrare. «Ma che dico? Io sono disperata dopo cinque anni senza sesso. Da quel punto di vista, scommetto che può prenderselo la prima che passa.»
«Verrò a cercare il signor Paprocki più tardi,» disse la dottoressa Lejeune, passando a Sherri la pila di fogli piegati. «Gli dica solo che gli vorrei parlare a proposito dell’aula di musica.»
«Che problema c’è?»
«È troppo piccola. C’è tutta l’attrezzatura là dentro e quasi non ci si riesce a muovere. Mi chiedevo se non ci fosse qualche altra stanza disponibile.»
