
«È un oscillatore temporale, non una macchina del tempo,» precisò il dottor Young. Attraversò il cancelletto di controllo, e quello emise un ronzio. La guardia gli fece cenno di tornare indietro e gli porse un vassoio di plastica nel quale depositare gli oggetti contenuti nelle tasche. «L’università ha la massima fiducia nel progetto. Il dottor Gillis mi ha promesso il pieno appoggio. E un’assoluta libertà nella scelta dei miei collaboratori.»
«Ovviamente,» disse la dottoressa Lejeune. «Dal momento che assume lama tibetani.»
«Il dottor Simons è uno psicologo della ricerca,» disse impettito, posando le chiavi nel vassoio e tentando nuovamente di passare. Questa volta il cancelletto ronzò prima ancora che fosse passato del tutto. Dagli altri cancelletti giunsero alcune guardie per controllare. «Si rende conto che la resistenza alla nuove idee è un sintomo classico delle donne che sono appena entrate in menopausa?» Si sfilò la cintura. «Neanche il governo federale condivide la sua opinione sul mio progetto. Altrimenti non sarei riuscito ad ottenere i fondi, non crede?»
«Ha già ottenuto i fondi?» domandò la dottoressa Lejeune, sbalordita. «La nuova amministrazione deve essere rimbambita come la vecchia.»
Attraversò il cancelletto. Quello ronzò di nuovo. «È per questo genere di atteggiamento negativo che il progetto è già in ritardo di un mese sulla tabella di marcia!» esclamò.
«È sicuro che non si tratti di odiecroni fuori posto?» disse la donna, attraversando il cancelletto. Poi, rivolta alla guardia: «È la catena che porta al collo. È entrato da poco in andropausa. Questo è un sintomo classico.»
«Mamma, a che ora è la cena?» chiese Liz aprendo il frigorifero. «Stasera Lisa e io dobbiamo cominciare a compilare i moduli per l’iscrizione all’università.»
