
vengono nei piccoli specchietti della sua moto. Arriva alla piaz-
za, rallenta appena per vedere che da destra non arrivi nessu-
no, poi imbocca via di Vigna Stelluti a tutta velocità.
"Ho una voglia di vederlo, sono due giorni che non ci sen-
tiamo."
Una bella ragazza mora, dagli occhi verdi e un bel sedere
imprigionato in crudeli Miss Sixty, sorride all'amica, una bion-
dina alta come lei ma un po' più tonda.
"A Madda', sai com'è fatto, anche se c'è stato mica vuoi di'
che ora avete una storia."
Sedute sui loro motorini, fumano sigarette troppo forti,
cercando di darsi un tono e qualche anno in più.
"Che c'entra, i suoi amici mi hanno detto che lui non chia-
ma mai di solito."
"Perché, a te ti ha chiamata?"
"Sì!"
"Be', magari ha sbagliato numero."
"Due volte?"
Sorride, felice di aver messo a tacere l'amica dalla battuta
facile, che comunque non si perde d'animo.
"Degli amici non ti puoi mai fidare. Hai visto che facce?"
Vicino a loro, con le moto potenti come i loro muscoli, Pol-
lo, Lucone, Hook, il Siciliano, Bunny, Schello e tanti altri an-
cora. Nomi improbabili dalle storie difficili. Non hanno un la-
voro fisso. Alcuni neanche troppi soldi in tasca, ma si diverto-
no e sono amici. Questo basta. In più amano litigare, e quello
non manca mai. Fermi lì, a piazza Jacini, seduti sulle loro Har-
ley, su vecchie 350 Four dalle quattro marmitte originali, o con
la classica quattro in uno, dal rumore più potente. Sognate, so-
spirate e infine ottenute, grazie a estenuanti preghiere, dai lo-
ro genitori. Oppure con il sacrificio delle tasche sfortunate di
un giovane farlocco che ha lasciato il portafoglio nel cassetti-
