
nò di qualche Scarabeo o nella tasca interna di un Henri Lloyd
fin troppo facile da ripulire durante la ricreazione.
Statuali e sorridenti, la battuta facile, le mani tozze con
qualche segno, ricordo di una rissa. John Milius sarebbe an-
dato pazzo per loro.
Le ragazze, più silenziose, sorridono, quasi tutte scappa-
te da casa, inventando un dormire tranquillo da un'amica,
che invece siede lì vicino a loro, figlia della stessa bugia.
Gloria, una ragazza con i fuseaux blu e la maglietta dello
stesso colore con piccoli cuoricini celesti, mostra uno splen-
dido sorriso.
"Ieri mi sono divertita un mondo con Dario. Abbiamo fe-
steggiato sei mesi che stiamo insieme."
Sei mesi, pensa Maddalena. A me ne basterebbe uno solo...
Madda sospira, poi riprende a sognare nelle parole dell'a-
mica.
"Siamo stati a mangiare una pizza da Baffetto."
"Ma dai, ci sono andata pure io."
"A che ora?"
"Mah... saranno state le undici."
Odia quell'amica che interrompe il racconto. C'è sempre
qualcuno o qualcosa che disturba i tuoi sogni.
"Ah, no, eravamo già andati via."
"Insomma, volete stare a sentire?"
Un unico "sì" esce da quelle bocche dagli strani sapori di
lucidalabbra alla frutta o rossetti rubati a commessi distratti,
a bagni materni più ricchi di tante piccole profumerie.
"A un certo punto arriva il cameriere e mi porta un maz-
zo di rose rosse enorme. Dario sorride, mentre tutte le ra-
gazze lì in pizzeria mi guardano commosse e anche un po'
invidiose."
Quasi si pente di quella frase, accorgendosi di rivedere in-
torno a lei quegli stessi sguardi.
"Mica per Dario... Per le rose!"
Una sciocca risata le unisce di nuovo tutte.
