come due vecchi amici che non si vedono da troppo tempo. "Mi

fai rimanere male. Aspetta. Forse ti ricordi di questo." Tira fuo-

ri dalla tasca dei jeans il cappello. Poppy guarda quel vecchio

copricapo di lana, poi la faccia sorridente di quel tipo tozzo che

lo tiene abbracciato. I suoi occhi, quei capelli. Ma certo. È quel

pischello che lui ha menato un sacco di tempo prima.

"Cazzo!" Poppy prova a sfilarsi da sotto il braccio di Step,

ma la mano di lui lo prende fulminea per i capelli, bloccan-

dolo.

"Memoria corta, eh? Ciao Poppy." E tirandolo a sé gli da

una capocciata bestiale che gli spacca il naso. Poppy si china

in avanti, portandosi il viso fra le mani. Step gli da un calcio

in faccia, con tutta la sua forza. Poppy salta quasi all'indietro,

finisce contro la serranda con un rumore di ferro.

Subito Step gli è sopra, prima che ricada lo blocca con una

mano alla gola. Con il destro gli sferra una serie di pugni, col-

pendolo dall'alto verso il basso, sulla fronte, aprendogli il so-

pracciglio, spaccandogli il labbro.

Fa un passo indietro e gli molla un calcio dritto per dritto

in piena pancia levandogli il respiro.

Qualcuno degli amici di Poppy prova a intervenire, ma il

Siciliano lo blocca subito. "Buono, calma, stai buono al tuo po-

sto eh?"

Poppy è per terra, Step lo riempie di calci sul petto, in pan-

cia. Poppy prova a chiudersi a riccio, coprendosi la faccia, ma

Step è inesorabile. Colpisce dovunque trovi uno spazio, poi co-

mincia a pestarlo da sopra. Alza la gamba e sferra un calcio

con il tacco. Secco, con forza, sull'orecchio, che si taglia subi-

to, sui muscoli delle gambe, sui fianchi, quasi saltandoci so-



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