– E allora prendetevi le vostre informazioni e andate al Limbo.

Raddrizzo la sedia e torno a fare quel che stava facendo.

Io feci parecchio rumore scendendo dal portico e nessun rumore risalendovi. Tastai la grata, con attenzione. Era chiusa con un gancio. Con la lama d'un temperino sollevai l'uncino e lo sfilai dall'occhiello. Tintinno un poco, ma dalla cucina venivano altri tintinnii, piu forti.

Entrai, attraversai il portico di servizio e varcai la soglia della cucina.

L'ometto era troppo indaffarato per accorgersi di me. Il locale conteneva un fornello a gas a tre fuochi, qualche scaffale carico di piatti unti, una ghiacciaia di legno e l'angolo della prima colazione. Il tavolo a muro era coperto di danaro. Eran quasi tutti biglietti di banca, ma c'erano anche monete di tutte le dimensioni, fino a un dollaro. L'ometto contava i soldi, li riuniva in mucchietti e prendeva note in un quadernetto. Bagnava la punta alla matita senza disturbare la sigaretta che gli abitava in bocca.

Dovevano esserci parecchie centinaia di dollari, su quel tavolo.

– Giorno d'affitti? – domandai con aria brillante.

L'omino si volto di scatto. Per un istante sorrise, senza dire ba. Aveva il sorriso di un uomo i cui pensieri non sorridono. Si tolse di bocca il mozzicone di sigaretta, lo lascio cadere al suolo e lo pesto col piede. Trasse una sigaretta nuova dalla camicia, l'introdusse nello stesso buco, in mezzo alla faccia, e comincio a frugarsi addosso in cerca d'un cerino.

– Siete entrato gentilmente – osservo in tono cordiale.

Poiche non riusciva a trovare il cerino si volto distrattamente senza alzarsi e infilo una mano in una tasca della giacca. Qualcosa di pesante batte contro il legno della sedia. Riuscii ad afferrargli il polso prima che l'oggetto pesante uscisse di tasca. L'ometto si getto all'in dietro con tutto il suo peso e la tasca della giacca comincio a sollevarsi, verso di me. Gli feci partire la sedia di sotto. Lui cadde a sedere secco sul pavimento e batte la testa contro lo spigolo del tavolo. Questo non gli impedi di tentare di assestarmi un calcio al basso ventre. Mi tirai indietro, con la sua giacca in mano, e levai dalla tasca la "trentotto" con la quale aveva giocherellato.



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