– Non restate seduto per terra solo per mostrarvi ospitale – dissi.

Lui si alzo lentamente, fingendosi piu stordito di quanto non fosse. Pasticcio un istante col colletto, vicino alla nuca, e la luce ammicco sul metallo, mentre il suo braccio si alzava, rapidissimo, verso di me. Era un ometto molto vivace.

Gli accarezzai una mascella con la sua stessa pistola e lui torno a sedersi sull'impiantito. Posai un piede, con tutto il mio peso, sulla mano che stringeva il coltello. L'omino contrasse il viso per il dolore, ma non aperse bocca. Cosi io spedii il coltello in un angolo, con una pedata. Era un coltello lungo e sottile, e pareva molto appuntito.

– Dovreste vergognarvi a puntare rivoltelle e pugnali contro la gente che va in cerca di un buco per vivere – protestai. – Anche di questi tempi e un'esagerazione fuori luogo.

Lui s'infilo la mano ferita tra le ginocchia, la strinse e comincio a fischiettare tra i denti. A quanto pareva la botta alla mascella non gli aveva fatto ne caldo ne freddo.

– D'accordo – brontolo – d'accordo. Mica sono perfetto. Prendete il grano e filate. Ma non crediate di averla fatta franca.

Diedi un'occhiata alle banconote di piccolo e medio taglio e alle monete d'argento, sulla tavola.

– Dovete incontrare una quantita di cattivi pagatori, a giudicare dall'arsenale che vi portate dietro – osservai.

Mi diressi verso la porta che dava all'interno della casa e tentai la maniglia. Non era chiusa a chiave. Mi voltai.

– Vi lascero la pistola nella cassetta delle lettere – promisi. – E la prossima volta chiedete di vedere il tesserino.

Lui stava ancora fischiettando gentilmente fra i denti, e stringendosi la mano. Mi lancio un'occhiata acuta, pensosa, poi spazzo il danaro in una borsa di pelle malandata e fece scattare la serratura. Si tolse il cappello, lo rabbercio e torno a piantarselo spavaldamente sulla nuca; poi mi rivolse un sorriso rapido, efficiente.



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