
La sua mano scatto in avanti con la bella ansia di una madre che da il benvenuto a un figlioletto perduto.
Tirai indietro il bicchiere e domandai:
– Siete il direttore?
Lui si lecco le labbra, a fatica come se appiccicassero e disse:
– G-r-r-rr.
Tento di nuovo di afferrare il bicchiere. Io lo deposi sul tavolo, di fronte a lui. Lui lo prese cautamente, con entrambe le mani e si verso il gin in gola. Poi scoppio in una grassa risata e mi getto il bicchiere. Riuscii ad afferrarlo e lo deposi nuovamente sul tavolo. L'uomo mi esamino, sforzandosi di fare il severo, ma senza successo.
– Che cosa c'e? – gracchio in tono annoiato.
– Siete il direttore?
Annui e per poco non cadde dal divano.
– Devo essere un po' sbronzino – disse. – Sbronzino un pochino pochino.
– Non siete poi tanto conciato – osservai. – Respirate ancora.
L'uomo poso i piedi a terra e si rizzo, a fatica. Improvvisamente scoppio in una risatina rauca, divertita, fece tre passi incerti, cadde carponi e tento di mordere la gamba d'una sedia.
