14, piano 2" aggiunte a matita da un'altra grafia, che non era ne appuntita ne meticolosa. Di li tornai alle ultime pagine ma non trovai nuove registrazioni, per la camera 14. Nella camera 15 abitava un certo G. W. Hicks. Riposi il registro e mi avvicinai al divano. L'uomo smise di russare e di gorgogliare e si getto un braccio attraverso il petto come se stesse per fare un discorso. Mi chinai, gli afferrai il naso ben stretto, fra l'indice e il medio e gli ficcai in bocca un lembo del suo golf. Lui smise definitivamente di russare e spalanco gli occhi di scatto. Erano vitrei e iniettati di sangue. Cerco di sottrarsi alla mia mano. Quando fui certo che era sveglio del tutto lo lasciai andare, presi la bottiglia di gin dal pavimento e versai un po' di liquore in un bicchiere che giaceva su un fianco, accanto alla bottiglia. Poi mostrai il bicchiere all'uomo.

La sua mano scatto in avanti con la bella ansia di una madre che da il benvenuto a un figlioletto perduto.

Tirai indietro il bicchiere e domandai:

– Siete il direttore?

Lui si lecco le labbra, a fatica come se appiccicassero e disse:

– G-r-r-rr.

Tento di nuovo di afferrare il bicchiere. Io lo deposi sul tavolo, di fronte a lui. Lui lo prese cautamente, con entrambe le mani e si verso il gin in gola. Poi scoppio in una grassa risata e mi getto il bicchiere. Riuscii ad afferrarlo e lo deposi nuovamente sul tavolo. L'uomo mi esamino, sforzandosi di fare il severo, ma senza successo.

– Che cosa c'e? – gracchio in tono annoiato.

– Siete il direttore?

Annui e per poco non cadde dal divano.

– Devo essere un po' sbronzino – disse. – Sbronzino un pochino pochino.

– Non siete poi tanto conciato – osservai. – Respirate ancora.

L'uomo poso i piedi a terra e si rizzo, a fatica. Improvvisamente scoppio in una risatina rauca, divertita, fece tre passi incerti, cadde carponi e tento di mordere la gamba d'una sedia.



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