Lo tirai di nuovo su, lo feci sedere sulla poltrona imbottita dal bracciolo bruciacchiato e gli versai un'altra dose della sua medicina. Lui la bevve, fu scosso da un brivido violento e ad un tratto i suoi occhi parvero diventare ragionevoli e astuti. Gli ubriachi di quel tipo hanno dei momenti di lucidita in cui sono perfettamente equilibrati. Non si puo mai sapere quando arriveranno ne quanto potranno durare.

– Chi diavolo siete? – mugolo.

– Sto cercando un certo Orrin P. Quest.

– Che?

Ripetei la frase. Lui si passo le mani sulla faccia, sporcandosela, e annunzio, laconicamente:

– Andato via.

– Dove e quando?

L'uomo agito una mano e quasi cadde dalla sedia: poi agito la mano nell'altro senso, per riprendere l'equilibrio.

– Datemi un cicchetto – brontolo.

Versai un'altra dose di gin ma tenni il bicchiere in modo che non potesse prenderlo.

– Datemi – balbetto con ansia. – Sono molto giu.

– Tutto quel che voglio e l'attuale indirizzo di Orrin P. Quest.

– Ma pensa un po' – esclamo lui, con l'aria di dire una barzelletta, e fece un debole tentativo per afferrare il bicchiere che tenevo in mano.

Deposi il bicchiere sul pavimento e trassi di tasca un biglietto da visita, di quelli d'ufficio.

– Questo forse vi aiutera a concentrarvi – dissi.

Il direttore scruto il cartoncino, attentamente, lo piego a meta poi lo piego ancora. Lo tenne sul palmo della mano aperta, per un istante, ci sputo sopra e lo butto via, facendoselo volare dietro la spalla.

Gli porsi il bicchiere di gin. Lui bevve alla mia salute, annui, con aria solenne e si butto anche il bicchiere dietro la spalla. Il bicchiere rotolo sul pavimento e ando a urtare il bordo di legno della parete. L'uomo si alzo, con sorprendente facilita punto un pollice contro il soffitto e strinse a pugno le altre dita, emettendo un suono aspro con la lingua e i denti.



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