
– Se mi assumete – le dissi – io sono l'uomo che assumete. Io. Cosi come sono. Se pensate di poter trovare dei fabbricieri di parrocchia, nel mio ramo, siete pazza. Ho appeso il telefono senza lasciarvi finire, ma siete venuta su ugualmente. Quindi avete bisogno di aiuto. Come vi chiamate e in che grana siete?
Lei si limito a guardarmi fisso.
– Datemi retta – ripresi. – Voi venite da Manhattan, Kansas. L'ultima volta che ho studiato l'Almanacco del Mondo era una cittadina poco distante da Topeka. Popolazione dodicimila abitanti circa. Voi lavorate per il dottor Alfred Zugsmith e state cercando una persona che si chiama Orrin.
Manhattan e molto piccola. Dev'esserlo, per forza. Solo una mezza dozzina di citta, nel Kansas, non lo sono. Ho gia in mano abbastanza informazioni su di voi da poter scoprire tutta la storia della vostra famiglia.
– Ma perche dovreste farlo?
– Io? Non ne ho la minima voglia. Sono stufo marcio della gente che viene a raccontarmi storie. Me ne sto seduto qui perche non so dove andare. Non ho voglia di lavorare. Non ho voglia di niente.
– Parlate troppo.
– Si – ammisi – parlo troppo. Sempre, i solitari parlano troppo. Oppure non parlano affatto. Non ci conviene occuparci d'affari? Non mi sembrate il tipo che si rivolge a un investigatore privato, soprattutto a un investigatore privato che non conosce.
– Lo so – rispose lei, quietamente. – E se Orrin lo sapesse, diverrebbe livido di bile. Anche mamma andrebbe su tutte le furie. Ho scelto il vostro nome, sulla guida dei telefoni…
– In base a quale principio? – m'informai. – E tenevate gli occhi aperti o chiusi?
La ragazza mi fisso, per qualche secondo, come se fossi stato un fenomeno vivente.
– Sette e tredici – rispose con calma.
– Che?
– Marlowe ha sette lettere, e Philip Marlowe ne ha tredici. Sette piu tredici fa…
– Come vi chiamate? – domandai, quasi con un ruggito.
