Whitlow s’interruppe, il petto che gli pulsava affannoso. Per un attimo fu conscio soltanto della sua sadica soddisfazione per aver sgridato quelle esasperanti creature simili a scarafaggi. Poi si guardò attorno.

I coleotteroidi si erano fatti più vicini. Le forme di quelli più prossimi si erano fatte più distinte e definite, somigliando repulsivamente a dei ragni che quasi invadevano la sua sfera di luce. In ugual modo anche i loro pensieri si erano fatti sempre più vicini, fino a formare un muro minaccioso, più nero di quello che incombeva sulla notte marziana. Era scomparsa quella riservatezza arrogante e spassionata che tanto l’aveva irritato. Incredulo, si rese conto di essere riuscito a penetrare la loro corazza e a toccarli in un punto vulnerabile.

Colse un rapido pensiero dal capo all’anziano: «E se il resto di loro assomiglia a questo anche soltanto un poco, allora si comporteranno proprio come ha detto lui. È un’informazione in più».

Whitlow tornò a guardarsi lentamente intorno, la fronte una volta ancora coperta dalle ciocche di capelli che gli erano ricadute in avanti, cercando un indizio che gli spiegasse l’improvviso mutamento nell’atteggiamento dei coleotteroidi. Il suo sguardo perplesso finì per appuntarsi sul capo.

«Abbiamo cambiato idea, signor Whitlow», gli disse spontaneamente il capo, in tono truce. «All’inizio le avevo detto che noi non esitiamo mai a intraprendere delle iniziative quando ci viene fornita una ragione valida e sufficiente. Ciò che i suoi sciocchi argomenti sull’umanitarismo e sul bottino non sono riusciti a ottenere, ce l’ha dato il suo ultimo sfogo. Le cose sono proprio come dice lei. I terrestri finiranno per attaccarci, e anche con qualche speranza di successo, se noi aspetteremo inerti. Perciò, a ragion di logica, dobbiamo agire in modo preventivo, e prima lo faremo meglio sarà. Faremo una ricognizione sulla Terra, e se le condizioni laggiù saranno quello che lei ha descritto, l’invaderemo».



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