Dalle profondità del suo sconforto Whitlow in un istante si trovò catapultato all’acme di una gioia febbrile. Il suo volto fanatico divenne radioso. Il suo corpo allampanato parve espandersi. I capelli gli schizzarono all’indietro.

«Meraviglioso!» ridacchiò, e proseguì eccitato: «Naturalmente, farò tutto ciò che posso per aiutarvi. Vi fornirò dei mezzi di trasporto…»

«Questo non sarà necessario», lo interruppe bruscamente il capo. «Non ci fidiamo dei suoi grandi poteri più di quanto se ne fidi iei. Abbiamo le nostre navi spaziali, più che adeguate a qualunque impresa. Non è nostra abitudine ostentarle più di quanto ostentiamo gli aspetti meccanici della nostra cultura. Non le usiamo, come farebbero i suoi terrestri, per farne volutamente bella mostra in giro. Nondimeno le abbiamo, pronte nei nostri magazzini, in caso di bisogno».

Ma neppure quello sprezzante rimprovero poté offuscare l’esultanza di Whitlow. Il suo volto era radioso, gli occhi gii sbattevano frenetici sotto la spinta delle lagrime che urgevano per uscire. Il pomo d’Adamo gli andava su e giù quasi a soffocarlo.

«Ah, amici miei… miei buoni amici! Se soltanto riuscissi a farvi capire cosa significa per me questo momento! Se soltanto potessi dirvi quanto sono felice, poiché penso che il grande momento sta per arrivare! Quando gli uomini alzeranno gli occhi dalle loro buche e dalle loro trincee, dai loro caccia e dai bombardieri, dai loro posti d’osservazione e dai quartier generali, dalle loro fabbriche e dalle case, per vedere, tutti, questa nuova minaccia dai cieli… Quando tutte le loro meschine divergenze d’opinione verranno a cadere come un indumento sporco e a brandelli. Quando taglieranno il filo spinato di quest’odio illusorio e si uniranno insieme, mano nella mano, finalmente veri fratelli, per affrontare il comune nemico. Quando, nel compimento dell’impresa comune, essi raggiungeranno infine una pace perfetta e durevole!»



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