Senza successo. Tutte le razze intelligenti che ho incontrato o sono impegnate in qualche guerra, il che le esclude automaticamente, oppure non hanno mai conosciuto la guerra — questi erano molto gentili, ma com’è ovvio non potevano fornirmi nessuna indicazione utile. Altri ancora si sono lasciati la guerra alle spalle attraverso il doloroso e orribile procedimento di combattere finché non è rimasto più nulla per cui combattere».

«Come abbiamo fatto noi», fu il fuggevole pensiero del capo.

Il pacifista allargò le braccia, il palmo delle mani rivolto al cielo: «Così, mi ritrovai una volta ancora abbandonato alle mie proprie risorse. Studiai allora l’umanità da ogni angolazione. E a poco a poco mi convinsi che la sua peggiore caratteristica, quella più d’ogni altra responsabile della guerra, era una straripante presunzione. Sul mio pianeta l’uomo è il signore della creazione. Ogni altra specie animale è una fra le tante, nessuna è preminente. I carnivori hanno i loro rivali carnivori. Ogni animale che bruca o che pascola compete con un gran numero di altre specie analoghe per ciò che riguarda l’erba e i germogli. Perfino i pesci del mare e la miriade di parassiti che pullulano nel sangue si trovano suddivisi in specie di capacità e habitat press’a poco uguali. Ciò induce umiltà e senso della prospettiva. E nessuna di queste specie è incline a combattere contro se stessa quando si rende conto che, farlo, significherebbe soltanto aprire la strada al predominio di altre specie. Soltanto l’uomo non ha nessun vero rivale, nessun’aitra specie in grado d’impensierirlo. E il risultato è che ha sviluppato manie di grandezza… di persecuzione e odio. E poiché gli manca il freno che gli verrebbe offerto da una seria rivalità con altre specie, inquina il suo nido planetario scatenando in continuità guerre civili.

«È un bel po’ che sto rimuginando su quest’idea.



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