
Lo sguardo del signor Whitlow vagò inquisitivo su quel brulichio di gusci neri: un guazzabuglio di riflessi satinati a forma di mezzaluna che circondavano d’ogni parte la sfera luminosa che l’avviluppava. In ugual maniera la sua mente guizzò attraverso gli enigmatici pensieri che si agitavano all’interno dei loro carapaci.
«Ricordai un incidente degli anni della mia fanciullezza. Una trasmissione radio — noi usiamo vibrazioni ad alta velocità per trasmettere i suoni — aveva descritto in maniera diabolicamente realistica un’invasione, del tutto inventata, della Terra da parte di esseri provenienti da Marte, esseri dalla natura malvagia e distruttiva che, come voi dite, noi abbiamo la tendenza ad attribuire a ogni forma di vita aliena. Molti credettero che l’invasione stesse davvero accadendo, vi fu paura, terrore, panico. Ho pensato, allora, che al primo accenno d’una autentica invasione di creature aliene, i popoli della Terra in guerra tra loro sarebbero stati pronti a dimenticare ogni contrasto, unendosi saldamente insieme per affrontare gli invasori, rendendosi conto che i motivi per cui si erano azzuffati fino a un attimo prima erano in realtà insignificanti, fantasmi di cattivi umori e di paure prive di sostanza.
