
Appiattito contro la parete, controllai quello che stava facendo. Era in una palestra, molto grande, con varie funi che pendevano dal soffitto. Aveva una grossa pila quadrata appoggiata tra le maniglie del cavallo. C’erano parallele e sbarre orizzontali alte circa due metri, con la parte metallica tutta arrugginita. Vidi inoltre gli anelli, una pedana elastica ed un grande asse d’equilibrio in legno. Lungo una parete erano allineate una spalliera, delle scale oblique e orizzontali e, ammucchiate qua e là, numerose aste per il salto. Mi ripromisi di tornare in questo posto. Per allenarsi era certo meglio della palestra di fortuna che avevo ricavato in quel deposito di auto in demolizione. Un ragazzo deve mantenersi in forma se vuole essere un singolo.
Si era tolta il travestimento. Era là, nuda, e tremante. Sì, faceva davvero freddo, e vidi che aveva la pelle d’oca su tutto il corpo. Aveva un bel paio di tette e le gambe magre. Si stava spazzolando i capelli, che le arrivavano a metà schiena. La luce della pila non era abbastanza forte per capire se avesse i capelli rossi o castani, ma di certo non erano biondi; meglio così perché io preferisco le rosse. Aveva delle belle tette, però. Non riuscivo a vederla bene: il volto era seminascosto dai capelli soffici e ondulati.
Gli indumenti che aveva indossato poco prima erano sparsi sul pavimento e quelli che stava per infilarsi erano appoggiati al cavallo. Era lì in piedi con delle scarpette con dei buffi tacchi.
Non riuscivo a muovermi. Mi accorsi all’improvviso che non riuscivo a muovermi. Era carina, proprio carina. Mi era diventato duro solo rimanento lì a guardare la vita snella e la curva dei suoi fianchi, e come si muovevano i muscoli ai lati delle tette quando sollevava le braccia per spazzolarsi i capelli. Era veramente incredibile come mi fossi eccitato soltanto stando a guardare una pollastra che si pettinava. Era molto… be’, donna. Mi piaceva un sacco.
