— Vuoi andare a bruciare qualche neonato, eroe? — gli sussurrai. Lui ignorò la punzecchiatura, si agitò sul sedile, non disse nulla e continuò ad avere un’aria compiaciuta, mentre i cani si aprivano la strada attraverso la città. Io ero annoiato a morte.

Aspettavo il pezzo forte.

Finalmente arrivò. Era favoloso, un film pornografico della fine degli anni settanta. Si chiamava «La grande striscia di pelle nera». Incominciava davvero alla grande. Quelle due bionde con i corsetti di pelle nera e gli stivali alti fino alle cosce, con fruste e maschere, che sbattono giù quel tipo macilento, e poi una gli si siede sulla faccia mentre l’altra si sistema sopra. Dopo diventa noioso.

Tutt’intorno a me i singoli si masturbavano. Stavo per darmi una ripassatina anch’io, quando Blood si sporse verso di me e disse, molto piano, proprio come quando fiuta qualcosa: — C’è una pollastra, là.

— Tu sei scemo — dissi.

— Ti dico che sento l’odore. È là, amico.

Senza farmi notare, mi guardai intorno. Quasi tutti i posti del cinema si erano occupati da singoli con i loro cani. Se una pollastra si fosse intrufolata, sarebbe successo un casino. Sarebbe stata fatta a pezzi prima che uno solo dei ragazzi riuscisse a farsela. — Dove? — chiesi sottovoce. Tutt’intorno a me i singoli gemevano, mentre le bionde si toglievano la maschera e una di loro si lavorava il tipo macilento con una specie di ariete di legno che aveva fissato attorno ai fianchi.

— Dammi un minuto — disse Blood. Si stava concentrando davvero. Il suo corpo era teso come una molla. Gli occhi erano chiusi, la bocca tremava. Lo lasciai lavorare.



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