Ripresi le mie armi e controllai la strada. Vuota.

— Va bene, nasone — dissi. — Da che parte è andato?

— Andata. A destra.

Mi incamminai, caricando la Browning. Non vidi nessuno muoversi tra gli scheletri delle case bombardate. Questa parte della città era ridotta proprio male. Ma d’altra parte, con la Nostra Banda che gestiva il Metropole, non c’era bisogno di ricostruire nulla per tirare avanti. Qui era l’ironia: i Dragoni dovevano mantenere in efficienza una centrale elettrica per raccogliere i tributi dalle altre bande; il Gruppo di Ted doveva occuparsi delle cisterne; i Bastinados lavoravano come braccianti negli orti di marijuana, i Barbados Black morivano a decine per decontaminare le sacche radioattive della città. E la Nostra Banda doveva solo gestire il cinema.

Chiunque fosse stato il loro capo, non importa quanto tempo fosse passato da quando i singoli saccheggiatori avevano cominciato a formare le bande, bisognava dargliene atto: era stato davvero furbo. Sapeva di che cosa occuparsi.

— Ha svoltato qui — disse Blood.

Lo seguii e lui si avviò a grandi balzi verso la periferia della città e le radiazioni di un colore verde-bluastro che ancora scendevano dalle colline. A quel punto seppi che aveva ragione. L’unica cosa che si trovava da quelle parti era un pozzo d’accesso alla città sotterranea. Era davvero una ragazza.

I glutei mi si strinsero al solo pensiero. Avrei finalmente potuto scopare. Era passato più di un mese da quando Blood aveva scovato quella pollastrella nelle cantine di Market Basket. Era lercia e mi beccai le piattole, ma era una donna, e dopo che l’ebbi legata e colpita un paio di volte, non era stata niente male. Le era anche piaciuto, anche se mi aveva sputato addosso dicendomi che mi avrebbe ucciso se mai si fosse liberata. Per precauzione l’avevo lasciata legata. Quando ritornai due settimane dopo a vedere, non c’era più.



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