
«Sì, ma non voglio che scriva un tema su di noi, a scuola. Dopo quello del mese scorso mi sono fatto la fama di ubriacone, e non voglio essere espulso dall’Associazione Scuola famiglia se si sparge la voce che sono un maniaco sessuale.»
«Ah, bene.» Vicky si alzò a sedere, fregandosi gli occhi. «Penso che vi accompagnerò.»
«Ma se non ti piace!»
«Stasera mi piacerà.»
Pensando che Vicky cercasse di rimediare alla scena in giardino, ma ugualmente contento, Hutchman uscì dalla camera. Passò un’ora nello studio a mettere in ordine la corrispondenza. Quando ritenne che la cena fosse quasi pronta, andò in soggiorno e si preparò un whisky e soda piuttosto lungo. David era davanti alla televisione e stava manovrando i comandi dei canali. Hutchman sedette, bevve un sorso di whisky e si rilassò mentre, di fuori, il verde dei pioppi s’incupiva nella sera imminente. Il cielo, dietro agli alberi, era pieno di nuvole color rosa corallo che fuggivano verso l’infinito.
«Accidenti» brontolò David premendo nervosamente un pulsante dopo l’altro.
«Prendila con calma» disse Hutchman. «Rischi di rovinare tutto. Cosa c’è che non va?»
«Ho cercato il film western, e guarda che cosa è venuto!» La faccia di David, mentre indicava lo schermo vuoto, leggermente luminescente, era furibonda.
«Forse è ancora presto.»
«No. I film li trasmettono sempre a quest’ora.»
Hutchman posò il bicchiere e andò all’apparecchio. Mentre cercava il bottone dell’allineamento orizzontale, sullo schermo apparve di colpo la faccia dell’annunciatore. Gli occhi dell’uomo, mentre leggeva in un foglio, erano gravi.
Verso le cinque di oggi pomeriggio un ordigno nucleare è stato fatto esplodere sulla città di Damasco, capitale della Siria. La violenza dell’esplosione, secondo i primi calcoli, è stata di circa sei megatoni. L’intera città, a quanto ci riferiscono, è un mare di fiamme e si ritiene che la maggioranza della popolazione di Damasco, ammontante a cinquecentocinquantamila persone, sia morta.
