«E cosa vuoi che facciamo?» Vicky lo guardò, stupita. «Lucas, spero che per questo fatto non ti rinchiuderai nel tuo solito egoismo.»

«Egoismo?»

«Sì, il tuo famoso badare a qualunque foglia che si muova… Sta’ sicuro che se ti viene un collasso nervoso nessuno ci guadagnerà, eppure tu non la smetti mai di assumerti la responsabilità per cose che avvengono a diecimila miglia di distanza.»

«Damasco, veramente, è a duemila miglia di qui.»

«Sarebbe lo stesso se fossero duemila metri.» Lei posò con violenza la casseruola sul ripiano, facendo volare una nuvola bianca di farina. «Lucas, ma se tu non ti occupi neanche di quello che succede ai nostri vicini, fammi il favore di…»

«Ho fame» annunciò David sulla porta. «A che ora si esce?»

Hutchman scosse la testa. «Mi dispiace, figliolo, ma per stasera dobbiamo rinunciare.»

«Eh?» la faccia del ragazzo si allungò visibilmente. «Ma avevi detto…»

«Lo so, ma stasera non possiamo.»

«E perché non si può?» chiese Vicky. «Non crederai mica che resti tutta la sera davanti al televisore ad ascoltare un branco di esperti che non ha la minima idea di quello che succederà ma che si ostina lo stesso a volercelo spiegare! Abbiamo promesso a David di andare alla corsa, e ci andremo.»

Una visione di corpi torturati e maciullati passò per un secondo nella mente di Hutchman, che tornò con David nel soggiorno dove, nel rettangolo del televisore, si rincorrevano lentamente le righe. Poi Hutchman si sedette. David manovrò il pulsante dei canali, trovò un vecchio film comico, e, tutto felice, si accoccolò davanti al televisore per guardarlo. Stupito e rassicurato, vedendo che trasmettevano un programma normale, Hutchman riprese in mano il bicchiere e si concentrò nel film. Un inseguimento frenetico di macchine si scatenava lungo i viali soleggiati della Hollywood degli anni venti. Hutchman ignorò i personaggi principali per studiare gli edifici inospitali che si allineavano in pieno sole.



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