
«Disinteressatamente un cazzo», sbottò Hodges. «Nessuno di voi può prendersi gioco di me. Non vi impegnate certo per pura carità. Traynor, lei si dà da fare a sostenere l’ospedale per mantenere il lusso che ha recentemente acquisito. Sherwood, i suoi interessi sono ancor meno sofisticati perché puramente finanziari, dato che l’ospedale è il cliente più importante della sua banca. Cantor, i suoi sono facili da indovinare. Tutti voi avete interessi nell’Imaging Center, quella joint venture che ho permesso in un momento di follia. Di tutte le decisioni che ho preso come amministratore dell’ospedale, è quella che rimpiango maggiormente.»
«Pensava che fosse un buon accordo, quando lo ha stipulato», osservò il dottor Cantor.
«Solo perché pensavo che fosse l’unico modo per aggiornare lo scanner della TAC in dotazione all’ospedale», spiegò Hodges. «Ma questo è stato prima di rendermi conto che la macchina sarebbe stata ammortizzata in meno di un anno, e così mi sono accorto che lei e gli altri radiologi privati stavate rapinando l’ospedale del denaro che avrebbe dovuto guadagnare.»
«Non m’interessa riaprire questa vecchia questione», disse il dottor Cantor.
«Nemmeno a me, ma il punto è che c’è ben poca carità in quello che fate. La vostra preoccupazione è il guadagno, non il bene dei vostri pazienti o della comunità.»
«Non è certo lei quello che può farci la predica», sbottò Traynor. «Lei ha gestito l’ospedale come un feudo personale. Ci dica un po’: chi si è preso cura della sua casa in tutti questi anni?»
«Che cosa intende dire?» balbettò Hodges, mentre i suoi occhi saettavano avanti e indietro fra gli uomini che gli stavano davanti.
«Non è una domanda complicata», rispose Traynor, mentre la collera lo sommergeva. Aveva conficcato un coltello nel petto di Hodges e ora voleva affondarlo fino al manico.
«Non so proprio che cosa abbia a che fare la mia casa con tutto questo», riuscì a mormorare Hodges.
