Traynor si fermò e posò lo sguardo in modo significativo su Patrick Swegler, il capo del servizio di sicurezza, il quale lo evitò volgendo la testa. La signorina Huntington era stata la terza infermiera aggredita nell’ultimo armo e Swegler si sentiva comprensibilmente responsabile.

«Queste aggressioni devono assolutamente finire!» Traynor guardò Nancy Widner, la capoinfermiera. «La sicurezza del nostro personale è una questione di primaria importanza», continuò, mentre i suoi occhi si posavano su Geraldine Polcari, capodietista, e poi su Gloria Suarez, responsabile dei servizi ausiliari. «Il consiglio di amministrazione ha perciò proposto la costruzione di un garage a più piani, contiguo all’ala principale dell’ospedale e fornito di adeguata illuminazione e di telecamere a circuito chiuso.»

Traynor fece un cenno a Helen Beaton, presidente dell’ospedale, la quale sollevò un telo che ricopriva il tavolo delle riunioni, rivelando un plastico assai dettagliato del complesso ospedaliero già esistente, con l’aggiunta della costruzione proposta: un imponente edificio a tre piani che sporgeva dalla parte posteriore dell’ala principale.

Fra esclamazioni di approvazione, Traynor si avvicinò al tavolo e scrutò i presenti. Gli sguardi erano fissi sul plastico e tatti, tranne Werner Van Slyke, si erano alzati in piedi.

Il parcheggio aveva sempre costituito un problema per il Bartlet Community Hospital, specialmente durante l’inverno. Traynor sapeva quindi che la sua proposta avrebbe riscosso successo anche prima di quelle aggressioni ed era molto compiaciuto nel cor statare l’entusiasmo dei presenti. Solo Van Slyke, il capo dell’ufficio tecnico, non abbandonava il suo abituale broncio.

«Che cosa c’è?» chiese Traynor. «Questa proposta non è di tuo gradimento?»



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