
Traynor guardò sollevato il proprio vecchio maestro trascinarsi verso l’atrio con la sua caratteristica andatura sgraziata, poi tornò nella sala riunioni.
«Scusate l’interruzione», disse. «Purtroppo, il vecchio dottor Hodges ha la capacità di comparire nei momenti meno opportuni.»
«Ha l’abitudine d’irrompere nel mio ufficio per lamentarsi che qualcuno dei suoi ex pazienti non riceve un trattamento da vip», intervenne Helen Beaton. «Si comporta come se fosse lui a gestire questo posto.»
«Il cibo non è mai di suo gradimento», si sfogò Geraldine Polcari.
«E neppure la pulizia delle stanze», aggiunse Gloria Suarez.
«Viene nel mio ufficio almeno una volta alla settimana», disse Nancy Widner. «Sempre la stessa lamentela: le infermiere non rispondono abbastanza in fretta alle richieste dei suoi ex pazienti.»
«Si è autoproclamato loro difensore ufficiale», fu il parere di Helen Beaton.
«Sono le uniche persone che lo sopportano», disse Nancy. «Tutti gli altri lo ritengono un vecchio babbeo irascibile.»
«Pensate che conosca davvero l’identità dello stupratore?» chiese Patrick Swegler.
«Ma no, figurarsi!» fu il parere di Nancy. «È soltanto uno sbruffone.»
«Lei che cosa ne pensa, signor Traynor?» insistette Patrick Swegler.
Traynor alzò le spalle. «Dubito che sappia qualcosa, ma domani glielo chiederò di certo, ci vediamo a colazione.»
«Non la invidio», commentò Helen Beaton.
«Non ci vado volentieri, infatti», ammise Traynor. «Sono sempre stato convinto che meriti un po’ di rispetto ma, per essere sincero, la mia scorta si sta esaurendo. Ma adesso ritorniamo alla questione di cui stavamo discutendo.» Traynor riprese subito le redini della riunione, ma ormai la serata era rovinata.
Hodges arrancò lungo Main Street, camminando in mezzo alla strada. Per il momento non circolavano veicoli: lo spartineve non era ancora passato e uno strato di neve spesso circa cinque centimetri ricopriva la città; intanto, continuavano a cadere altri fiocchi di neve.
