
Mentre si dirigeva a casa, Hodges sentì rimontare dentro di sé la collera. Si fermò un attimo per scrutare in lontananza la sagoma dell’ospedale che si stagliava oltre il parco coperto di neve. Fu percorso da un brivido e colto da una specie di presentimento. Aveva dedicato la sua vita all’ospedale perché servisse la gente di quella città, ma ora temeva che venisse meno alla sua missione.
Riprese a camminare, stringendo le fotocopie nella tasca del cappotto. Le dita erano quasi insensibili. Si fermò ancora e questa volta guardò le vetrate dell’Iron Horse Inn, dalle quali si espandeva sulla neve una luminescenza che pareva un invito.
Gli bastò un attimo per decidere che poteva anche farsi un altro goccetto. Dopotutto, adesso che sua moglie Clara passava più tempo a Boston con la sua famiglia piuttosto che a Bartlet insieme a lui, non c’era nessuno ad aspettarlo. Una bevutina lo avrebbe aiutato ad affrontare i venti minuti di camminata che ancora gli occorrevano per arrivare a casa.
Dopo avere appeso cappotto e berretto a un attaccapanni nell’ingresso, Hodges scese una breve rampa di scale, fino a una stanza rivestita di legno scurito dagli anni e riscaldata da un camino. Con uno sguardo abbracciò tutto il locale e le persone che vi erano riunite.
Vide Barton Sherwood, presidente della Green Mountain National Bank e adesso, grazie a Traynor, vicepresidente del consiglio d’amministrazione dell’ospedale. Sherwood sedeva dietro a un séparé insieme a Ned Banks, l’odioso proprietario della New England Coat Hanger Company, la fabbrica di stampelle.
A un altro tavolo erano seduti il dottor Delbert Cantor e il dottor Paul Darnell. Il loro tavolo era ingombro di bottiglie di birra, cestini di patatine fritte e vassoi di formaggio. A Hodges parvero un paio di maiali al trogolo.
