
Si girò indecisa verso sinistra, perché il senso di pericolo sembrava provenire anche da quella direzione. Levò lo sguardo, attratta dalla Stella Rossa che da qualche tempo aveva incominciato a dominare il cielo mattutino. La stella irradiò un’ultima pulsazione color rubino, prima che il suo splendore si perdesse nella luce sfolgorante del sole di Pern. Frammenti sconnessi e incoerenti di favole e di ballate, che parlavano dell’apparizione mattutina della Stella Rossa, le sfrecciarono nella mente, troppo fulminei per avere un senso. E l’istinto le diceva che, sebbene il pericolo potesse giungere anche da Nord-Est, una minaccia ancora più grave si stava profilando da oriente. Aguzzò gli occhi, come se la vista potesse varcare l’abisso tra il pericolo e lei, e fissò assorta verso Est. L’interrogativo fievole, zufolato del wher da guardia, la raggiunse proprio nell’istante in cui la precognizione svaniva.
Lessa sospirò. In quell’alba non aveva trovato una spiegazione, ma soltanto prodigi in contrasto fra loro. Doveva aspettare. L’avvertimento era giunto, e lei lo aveva accettato. Era abituata ad aspettare. Le altre sue armi erano la perversità, la costanza e l’astuzia, cariche della pazienza inesauribile della consacrazione alla vendetta.
La luce dell’alba illuminò il paesaggio sconvolto, i campi incolti della valle sottostante, scese sugli orti maltenuti, dove i branchi sparsi del bestiame da latte andavano alla ricerca delle erbe primaverili. A Ruatha, pensò Lessa, l’erba cresceva dove non avrebbe dovuto spuntare, e moriva dove avrebbe dovuto abbondare. Ormai faticava a ricordare l’aspetto che un tempo aveva avuto la Valle di Ruatha, dolce, felice, ricca. Prima dell’arrivo di Fax. Un bizzarro sorriso pensoso le incurvò le labbra disabituate a sorridere. Fax non traeva nessun vantaggio dalla conquista di Ruatha… e non lo avrebbe mai tratto finché lei, Lessa, era ancora viva. E Fax non sospettava neppure lontanamente la causa di quella decadenza.
