Lei assunse un’espressione rattristata. — Perché me lo dici? Perché? Lo sai che verrai in ritardo? Lo sai! Sei sempre in ritardo, quindi perché mi dici queste stupidaggini? — Chiuse la porta.

Dall’altra parte, l’Arlecchino annuì. Ha ragione lei. Ha sempre ragione lei. Arriverò in ritardo. Sono sempre in ritardo. Perché le dico queste stupidaggini?

Scrollò di nuovo le spalle, e uscì per tornare in ritardo ancora una volta.


Aveva lanciato i razzi dei fuochi d’artificio che annunciavano: “Presenzierò alla 115a Invocazione annuale dell’Associazione Medica Internazionale alle 8:00 p.m. in punto. Spero che potrete farmi tutti compagnia”.

Le parole erano divampate nel cielo, e naturalmente le autorità erano là ad attenderlo. Pensavano, naturalmente, che sarebbe arrivato in ritardo. Arrivò con venti minuti d’anticipo, mentre stavano montando le ragnatele per intrappolarlo e bloccarlo, e muggì in un grosso altoparlante, e li spaventò e li snervò al punto che le reti umidificate scattarono e si chiusero, e loro vennero trascinati in alto, scalcianti e urlanti, in alto, al di sopra della platea dell’anfiteatro. L’Arlecchino rise e rise, e si scusò profusamente. I medici, radunati in solenne conclave, si sbellicarono dalle risate, e accettarono le scuse dell’Arlecchino con inchini e reverenze, e ci fu divertimento per tutti, poiché pensavano che l’Arlecchino fosse un normale attore vestito in modo bizzarro; tutti, cioè, tranne le autorità, che erano state spedite là dall’ufficio dell’Uomo del Tic-Tac, e che stavano là appese come le merci in procinto di venir caricate su una nave, trascinate sopra l’anfiteatro in maniera del tutto indecorosa.

(In un’altra parte della stessa città, dove l’Arlecchino svolgeva le sue “attività”, del tutto irrelato a ciò che qui ci riguarda, se non in quanto illustra il potere e l’importanza dell’Uomo del Tic-Tac, avvenne che un uomo chiamato Marshall Delahanty ricevette la comunicazione del suo spegnimento dall’ufficio dell’Uomo del Tic-Tac.



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