
Un sogghigno da folletto si schiuse sul volto abbronzato, e per un momento apparvero le fossette. Poi, grattandosi il ciuffo scarmigliato di capelli rossi, scrollò le spalle entro l’abito variegato, come se si preparasse a ciò che stava per accadere, e spostò in avanti la leva, e si piegò nel vento mentre la scialuppa aerea scendeva in picchiata. Sfiorò un marciapiede mobile, abbassandosi volutamente di qualche spanna per sgualcire i nastri delle signore alla moda e, infilandosi i pollici nelle grosse orecchie, cacciò fuori la lingua, roteò gli occhi e fece wugga-wugga-wugga. Fu una diversione di poco conto. Una donna sdrucciolò e cadde, spargendo pacchetti tutto intorno, un’altra se la fece addosso, una terza si accasciò di traverso, e il marciapiede mobile venne bloccato automaticamente dai serventi, in attesa che si riuscisse a farla rinvenire. Fu una diversione di poco conto.
Poi lui si allontanò volteggiando su una brezza vagabonda, e sparì. Ih-oh.
Mentre girava intorno al cornicione del palazzo del Time-Motion Study, vide quelli del turno, che stavano appunto salendo sul marciapiede mobile. Con gesti esperti e con un’assoluta conservazione del movimento, salirono lateralmente sulla corsia più lenta e poi (in una fila da balletto che ricordava un film di Busby Berkeley degli antidiluviani Anni Trenta) avanzarono attraverso le corsie, camminando come struzzi, fino a quando furono allineati sull’espressovia.
Ancora una volta si schiuse il sorriso da folletto, e mancava un dente, là indietro, sulla sinistra. Si tuffò, li sorvolò in picchiata; e poi, rigirandosi sulla scialuppa aerea, tolse i cavicchi che tenevano chiuse le estremità dei suoi trogoli fatti in casa, e che impedivano al suo carico di rovesciarsi prematuramente. E mentre sfilava i cavicchi, la scialuppa aerea sorvolava gli operai della fabbrica, e centocinquantamila dollari di gelatine si rovesciarono in una cascata sull’espressovia.
