
Alcune leccatine e alcuni morsi esitanti lo disillusero rapidamente. Non ci si poteva nutrire con la Nuova Pietra; e pertanto, da uomoscimmia ragionevole, egli proseguì il cammino fino al torrente e dimenticò ogni cosa del monolito cristallino durante la routine quotidiana degli strilli contro gli Altri.
La ricerca di foraggio quel giorno rese pochissimo, e la tribù dovette allontanarsi di parecchi chilometri dalle caverne per trovare un po’ di cibo. Durante la calura spietata del mezzogiorno, una delle femmine più deboli crollò, lontano da ogni possibile rifugio. Le compagne le si riunirono attorno, squittendo e gemendo comprensive, ma nessuno poteva far niente. Se gli uominiscimmia fossero stati meno spossati avrebbero potuto trasportarla con loro, ma non esistevano energie in eccesso per simili atti di bontà. La femmina dovette essere lasciata indietro a ristabilirsi, possibilmente, con le proprie risorse.
Tornando alle caverne, quella sera, passarono accanto allo stesso luogo; non si vedeva nemmeno più un osso.
Nell’ultima luce del giorno, guardandosi attorno ansiosamente, timorosi dei primi predatori, bevvero frettolosamente al torrente e incominciarono l’ascesa verso le caverne.
Si trovavano ancora a cento metri dalla Nuova Pietra quando il suono incominciò.
Era appena percettibile, eppure li indusse a immobilizzarsi, per cui rimasero come paralizzati sulla pista, con le mascelle pendule. Semplice vibrazione che si ripeteva in modo esasperante, il suono pulsava fuori dal cristallo, e ipnotizzava chiunque venisse a trovarsi entro il suo incantesimo. Per la prima volta, e l’ultima durante tre milioni di anni, il suono dei tamburi venne udito in Africa.
La pulsazione divenne più forte, più insistente. Di lì a poco gli uominiscimmia incominciarono ad avanzare, come sonnambuli, verso la sorgente di quel suono coercitivo. A volte eseguivano piccoli passi di danza, mentre il loro sangue reagiva a ritmi che i loro discendenti non avrebbero creato ancora per epoche. Completamente estasiati, si riunirono intorno al monolito, dimenticando le privazioni della giornata, i pericoli del crepuscolo imminente, e la fame che avevano nel ventre.
