
Non avrebbero mai potuto supporre che le loro menti venivano sondate, i loro corpi disegnati, le loro reazioni studiate, le loro capacità potenziali valutate.
A tutta prima l’intera tribù rimase semiaccosciata formando un immobile quadro, quasi fosse eternata nella pietra. Poi l’uomoscimmia più vicino al monolito improvvisamente si riscosse.
Non modificò la propria posizione, ma il suo corpo perdette la rigidità da stato di trance e si animò come se fosse stato un burattino azionato da fili invisibili. La testa si voltò da un lato e dall’altro; la bocca silenziosamente si aprì e si richiuse; le mani si strinsero a pugno e tornarono ad aprirsi. Poi si chinò, strappò un lungo stelo d’erba e, con dita goffe, cercò di formare un nodo.
Sembrava una creatura posseduta, in lotta contro uno spirito o un demonio che avesse assunto il dominio del suo corpo. Ansimava, respirando a stento, e aveva gli occhi colmi di terrore, mentre cercava di costringere le proprie dita a compiere movimenti più complessi di ogni altro mai tentato prima.
Nonostante tutti i suoi tentativi, riuscì soltanto a fare a pezzi lo stelo d’erba. Mentre i frammenti cadevano al suolo, l’influsso che lo dominava lo abbandonò, ed egli tornò a irrigidirsi nell’immobilità.
Un altro uomoscimmia si riscosse, ed eseguì gli stessi gesti. Questo era un esemplare più giovane, più duttile; riuscì là ove il più vecchio aveva fallito. Sul pianeta Terra, il primo rozzo nodo era stato formato… Altri fecero cose più strane e ancor più inutili. Alcuni tennero le mani in avanti, a braccia tese, e tentarono di accostare la punta delle dita… dapprima con tutti e due gli occhi aperti, poi con un occhio chiuso. Altri furono costretti a fissare disegni quadrettati nel cristallo, disegni che si suddivisero sempre più minutamente, finché le linee non si furono confuse in una chiazza grigia.
E tutti udirono singoli e puri suoni di timbro variabile, che rapidamente calavano al di sotto della soglia di udibilità.
