
Quando venne la volta di GuardalaLuna, egli si sentì ben poco impaurito. La più intensa delle sue sensazioni fu un vago risentimento, mentre i suoi muscoli si contraevano e le sue membra si muovevano ubbidendo a ordini che non erano del tutto suoi. Senza sapere perché, si chinò e prese un piccolo sasso.
Quando si raddrizzò vide che nel monolito di cristallo v’era una nuova immagine.
Le griglie e i disegni danzanti in movimento erano scomparsi. Si vedeva ora, invece, una serie di circoli concentrici, intorno a un piccolo disco nero.
Ubbidendo agli ordini silenziosi del suo cervello, egli lanciò il sasso con un movimento goffo del braccio dall’alto. Mancò il bersaglio di parecchie decine di centimetri.
Riprova, disse l’ordine. Egli cercò intorno a sé finché non ebbe trovato un altro ciottolo. Questa volta colpì il monolito con una vibrazione squillante, da campana. Era ancora lontano dal bersaglio, ma la mira stava migliorando.
Al quarto tentativo, colpì a pochi centimetri appena dal centro del bersaglio. Una sensazione indescrivibile di piacere, quasi sessuale tanto era intensa, gli pervase la mente. Poi l’influsso che lo dominava cessò; egli non sentì più alcun impulso di fare qualcosa, tranne che rimanere in piedi e aspettare.
A uno a uno, tutti gli appartenenti alla tribù furono fuggevolmente posseduti. Alcuni riuscirono, altri fallirono nei compiti loro affidati e tutti furono opportunamente retribuiti con spasimi di piacere o di dolore.
Ormai non rimaneva che un bagliore uniforme e senza caratteristiche nel grande monolito, per cui esso si levava simile a un blocco di luce sovrapposto alla circostante oscurità. Cose se si fossero destati da un sonno profondo, gli uominiscimmia scossero la testa, e di lì a poco ripresero a muoversi lungo la pista verso il loro rifugio. Non voltarono la testa a guardarsi indietro, né si meravigliarono della strana luce che li stava guidando verso le caverne… e verso un avvenire ancora ignoto, anche alle stelle.
