Ma occorrevano loro altri mezzi, poiché i denti e le unghie non potevano smembrare rapidamente niente di più grosso di un coniglio selvatico. Fortunatamente, la natura aveva fornito loro gli utensili perfetti, che richiedevano soltanto l’astuzia di raccattarli.

Anzitutto v’era un rozzo, ma effìcientissimo coltello, o sega, di un modello che avrebbe risposto bene allo scopo per i successivi tre milioni di anni. Si trattava semplicemente della mascella inferiore di un’antilope, con i denti ancora al loro posto; non vi sarebbero stati perfezionamenti sostanziali fino alla scoperta del ferro. V’era poi un punteruolo, o un pugnale, sotto forma di un corno di gazzella, e infine un attrezzo per raschiare, ricavato dalla mascella completa, o quasi completa, di ogni piccolo animale.

La clava, la sega fatta di denti, il pugnale ricavato da un corno, il raschietto d’osso… queste erano le invenzioni meravigliose che occorrevano agli uominiscimmia per sopravvivere. Ben presto avrebbero riconosciuto in esse quei simboli del potere che rappresentavano, ma molti mesi dovevano trascorrere prima che le loro goffe dita avessero acquisito la capacità, o la volontà, di servirsene.

Forse, col tempo, sarebbero potuti pervenire di loro iniziativa al grandioso e brillante concetto di adoperare armi naturali come attrezzi artificiali. Ma le probabilità erano tutte contro di loro, e anche adesso rimanevano innumerevoli possibilità di insuccesso nelle epoche a venire.

Agli uominiscimmia era stata offerta la loro prima occasione. Non ve ne sarebbe stata una seconda; ora avevano in pugno, letteralmente, il proprio avvenire.



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