Alla tribù toccavano ancora di quando in quando giornate sfavorevoli, sebbene esse non ne minacciassero più la sopravvivenza stessa. Un giorno, verso il crepuscolo, essa non era riuscita a uccidere alcuna preda; si scorgevano già le caverne, mentre GuardalaLuna guidava gli stanchi e malcontenti compagni verso i rifugi. E là, quasi sulla soglia delle caverne, trovarono uno dei rari e preziosi doni della natura.

Un’antilope adulta giaceva sulla pista. Aveva una zampa, anteriore fratturata, ma le rimaneva ancora abbastanza spirito combattivo e gli sciacalli che l’accerchiavano si tenevano a rispettosa distanza dalle sue corna simili a pugnali. Potevano permettersi di aspettare; sapevano che il momento opportuno sarebbe giunto.

Ma si erano dimenticati di avere dei concorrenti, e indietreggiarono con ringhi irosi quando gli uominiscimmia arrivarono. Anche questi ultimi circondarono con circospezione l’antilope, tenendosi di là dalla portata di quelle corna pericolose; poi andarono all’attacco con clave e sassi.

Non fu un attacco molto efficiente e coordinato. Prima che la povera bestia fosse liberata dalla morte, la luce era quasi scomparsa… e gli sciacalli stavano ritrovando il coraggio. GuardalaLuna, combattuto fra la paura e la fame, si rese conto a poco a poco che tutte quelle fatiche sarebbero potute essere vane. Era troppo pericoloso trattenersi lì ancora a lungo.

Poi, non per la prima o l’ultima volta, dimostrò di essere un genio. Con uno sforzo immenso dell’immaginazione, si raffigurò l’antilope morta… nella sicurezza della sua caverna. Incominciò a trascinarla verso il dirupo della collina; di lì a non molto gli altri capirono le sue intenzioni e presero ad aiutarlo.

Se avesse saputo quanto sarebbe stata difficile l’impresa, non l’avrebbe mai tentata.



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