Senza queste armi, anche se le utilizzò non di rado contro se stesso, l’uomo non avrebbe mai conquistato il proprio mondo. In esse aveva posto il cuore e l’anima, e per epoche intere ne era stato servito bene.

Ma ora, finché esistevano, egli viveva un tempo preso a prestito.

PARTE II

TMA-1


7. VOLO SPECIALE

Per quante volte si potesse abbandonare la Terra, pensò il dottor Heywood Floyd, l’orgasmo non si placava mai del tutto. Egli era stato una volta su Marte, tre volte sulla Luna, e più volte di quante riuscisse a ricordare sulle diverse basi spaziali. Eppure, mentre il momento del lancio si avvicinava, fu conscio di una tensione crescente, di una sensazione di portento e di timore reverenziale e, sì, anche di nervosismo, alla maniera di qualsiasi novellino sul punto di ricevere il battesimo dello spazio.

L’aviogetto lo aveva portato fulmineamente sin lì da Washington, dopo le istruzioni impartitegli a mezzanotte dal Presidente, e stava ora scendendo verso uno dei paesaggi più familiari e al contempo più entusiasmanti del mondo. Là, su trentadue chilometri della costa della Florida, si stendevano i risultati delle prime due generazioni dell’era spaziale. A Sud, delineate da ammiccanti luci rosse di avvertimento, si ergevano le gigantesche torri di lancio dei razzi di Saturno e Nettuno, che avevano posto gli uomini in traiettoria per i pianeti e che erano ormai passate alla storia. In prossimità dell’orizzonte, lucente torre argentea illuminata da riflettori, si levava l’ultimo dei Saturno V, da quasi vent’anni monumento nazionale e meta di pellegrinaggi. Non lontano, profilata contro il cielo come una montagna creata dall’uomo, c’era la mole incredibile dell’Edificio Montaggio Veicoli, tuttora la più grande struttura esistente al mondo.



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