«Il dottor Floyd? Sono Jim Forster dell’Associated News. Potrebbe dirci qualche parola su questo suo volo?»

«Sono spiacentissimo… non posso dir nulla.»

«Ma si è incontrato con il Presidente nelle prime ore di ieri sera?» domandò una voce familiare.

«Oh… salve, Mike. Ho paura che l’abbiano tirata giù dal letto per niente. Decisamente “no comment”.»

«Può almeno confermare o negare che un’epidemia di qualche genere è scoppiata sulla Luna?» domandò un telecronista, riuscendo a farsi avanti e a inquadrare Floyd nella telecamera in miniatura.

«Mi dispiace», disse Floyd, scuotendo la testa.

«E la quarantena?» domandò un altro giornalista. «Per quanto tempo sarà mantenuta?»

«Continuo a non aver niente da dire.»

«Dottor Floyd», domandò una giornalista molto piccola di statura e molto decisa, «quale giustificazione può esservi per questo veto totale sulle notizie dalla Luna? Ha forse qualcosa a che vedere con la situazione politica?»

«Quale situazione politica?» domandò Floyd, asciutto. Si udì qualche risatina e qualcuno gridò: «Buon viaggio, dottore!» mentre egli si dirigeva verso il santuario della torre di salita.

Sin da quando riusciva a ricordare, non si era trattato tanto di una «situazione» quanto di una crisi permanente. A partire dagli anni Settanta, il mondo era stato dominato da due problemi che, ironicamente, tendevano ad annullarsi a vicenda.

Sebbene il controllo delle nascite fosse economico, sicuro e approvato da tutte le religioni più importanti, esso era stato attuato troppo tardi; la popolazione mondiale ammontava ormai a sei miliardi di individui… un terzo dei quali nell’impero cinese. In alcuni Stati autoritari erano state addirittura approvate leggi che imponevano alle famiglie due soli figli, ma la loro applicazione aveva dimostrato di essere impossibile. Per conseguenza, i viveri scarseggiavano in ogni paese; persino negli Stati Uniti v’erano giorni in cui non si poteva acquistare carne, e si prevedeva una diffusa carestia entro quindici anni, nonostante gli eroici tentativi di coltivare il mare e di produrre alimenti sintetici.



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