GuardalaLuna spinse lo sguardo oltre la valle per vedere se gli Altri fossero visibili, ma non se ne scorgeva traccia. Forse non erano ancora usciti dalle loro caverne, oppure stavano già foraggiando più avanti, lungo il fianco della collina. Poiché rimanevano invisibili, GuardalaLuna li dimenticò; era incapace di crucciarsi per più di una cosa alla volta.

Anzitutto doveva sbarazzarsi del Vecchio, ma questo era un problema che richiedeva poca riflessione. Vi erano state molte morti in quella stagione, una di esse nella sua caverna; doveva soltanto lasciare il cadavere dove aveva abbandonato l’ultimo piccolo, all’ultimo quarto di luna, e le iene avrebbero fatto il resto.

Già erano in attesa, ove la valletta si apriva a ventaglio nella savana, quasi avessero saputo che lui stava arrivando. GuardalaLuna lasciò il cadavere sotto un piccolo cespuglio (tutte le ossa di prima erano già scomparse) e si affrettò a tornare indietro per raggiungere la tribù. Non doveva pensare mai più a suo padre.

Le sue due femmine, gli adulti delle altre caverne, e quasi tutti i giovani stavano foraggiando tra gli alberi resi stenti dalla siccità, più a monte nella valle, in cerca di bacche, di radici succulente e di foglie, nonché, occasionalmente, di inaspettati colpi di fortuna come piccole lucertole o roditori. Soltanto i piccoli e i più deboli tra i vecchi venivano lasciati nelle caverne; se al termine delle ricerche di un’intera giornata fosse avanzato del cibo, avrebbero potuto sfamarsi. Altrimenti, ben presto, le iene sarebbero state fortunate una volta di più.

Ma quel giorno era propizio, anche se, non serbando alcun vero ricordo del passato, GuardalaLuna non poteva paragonare un periodo di tempo con l’altro. Egli aveva trovato un alveare nel tronco di un albero morto, e si era così goduto la suprema ghiottoneria che il suo popolo potesse mai conoscere; seguitava a leccarsi le dita, di tanto in tanto, nel tardo pomeriggio, guidando il gruppo verso la caverna.



4 из 218