
Il tumulto cessò, e di lì a poco GuardalaLuna udì il fruscio di un corpo trascinato sulle rocce. Si protrasse soltanto per pochi secondi, poi il leopardo riuscì ad afferrare saldamente la preda; non causò altri rumori mentre si allontanava silenziosamente sulle zampe di velluto, portando senza fatica la vittima tra le mascelle.
Per un giorno o due, non vi sarebbero stati nuovi pericoli lì, ma potevano esservi altri nemici in giro, approfittando di quel Piccolo Sole freddo che splendeva soltanto durante la notte. Se v’era un preavviso sufficiente, i predatori più piccoli potevano a volte essere spaventati e allontanati con urla e strilli. GuardalaLuna strisciò fuori dalla caverna, si arrampicò su un grosso macigno accanto all’imboccatura e là si accosciò a sorvegliare la valle.
Tra tutte le creature che avevano camminato fino a quel giorno sulla Terra, gli uominiscimmia erano i primi a contemplare costantemente la luna. E sebbene non potesse ricordarlo, GuardalaLuna, quando era stato molto giovane, aveva cercato a volte di protendersi e di toccare quella faccia spettrale che saliva nel cielo sopra i monti.
Non vi era mai riuscito, e ormai aveva abbastanza anni per capire perché. Anzitutto, naturalmente, doveva trovare un albero sufficientemente alto sul quale arrampicarsi.
A volte osservava la valle e a volte osservava la luna, ma sempre rimaneva in ascolto; una o due volte si appisolò, ma il suo sonno era leggerissimo, e il minimo suono lo avrebbe disturbato. Nell’avanzatissima età di venticinque anni, possedeva ancora appieno tutte le sue facoltà; se la fortuna avesse continuato a essergli propizia, e se fosse riuscito a evitare incidenti, malattie, animali da preda e la morte per fame, avrebbe potuto sopravvivere per altri dieci anni.
