
La notte continuò a trascorrere, gelida e limpida, senza altri allarmi e la luna salì adagio tra costellazioni equatoriali che nessuno sguardo umano avrebbe mai veduto. Nelle caverne, tra periodi di sonno intermittente e di timorosa attesa, nascevano gli incubi di generazioni di là da venire.
E per due volte un puntino luminoso abbacinante, più vivido di ogni stella, attraversò adagio il cielo, salendo fino allo zenit e discendendo poi a oriente.
2. LA NUOVA PIETRA
A notte alta, GuardalaLuna improvvisamente si destò. Esausto dopo le fatiche e i disastri della giornata, aveva dormito più profondamente del solito, eppure fu istantaneamente all’erta al primo fioco raschio giù nella valle.
Si drizzò a sedere nella fetida oscurità della caverna, tendendo i propri sensi verso l’esterno, verso la notte, e la paura si insinuò adagio nell’anima sua. Mai nel corso della sua esistenza, già due volte più lunga di quanto potessero aspettarsi quasi tutti gli appartenenti alla specie, aveva udito un suono come quello. I grandi felini si avvicinavano silenziosi e la sola cosa che li tradisse era un raro franare di terriccio, o lo schianto occasionale di un ramo. Ma questo era un suono scricchiolante e ininterrotto, che andava divenendo sempre più forte. Si sarebbe detto che qualche animale enorme si stesse muovendo nella notte, senza tentare in alcun modo di nascondersi, e ignorando tutti gli ostacoli. A un certo momento, GuardalaLuna udì il rumore inequivocabile di un cespuglio sradicato; gli elefanti e i dinoterii sradicavano abbastanza spesso cespugli, ma, a parte questo, si muovevano silenziosamente come i felini.
E poi vi fu un suono che GuardalaLuna non avrebbe potuto riconoscere, perché non era mai stato udito prima nella storia del mondo. Era un cozzare del metallo contro la pietra.
