Per un momento regnò il silenzio sulla piattaforma dell’antenna, eccezion fatta per il cigolìo sommesso degli immensi cavi di sostegno che la tenevano sospesa a cento metri d’altezza nel cielo. Poi Moisevitch continuò, con una voce così bassa che Floyd dovette tendere l’orecchio per udirlo: «Qualcuno ha controllato di recente l’orbita della Discovery?»

«Proprio non lo so… ma presumo di sì. In ogni modo, perché darsene la pena? È perfettamente stabile.»

«Ma guarda. Consentimi di rammentarti, con tatto, un incidente avvenuto nei primi tempi della NASA. La vostra prima stazione spaziale, lo Skylab… Sarebbe dovuto restare lassù per almeno un decennio, ma non eseguiste bene i calcoli. L’attrito nella ionosfera fu sottovalutato di parecchio e lo Skylab venne giù anni prima del previsto. Sono certo che ti ricorderai di quella piccola tragedia, anche se allora eri un ragazzo.»

«Fu l’anno in cui mi laureai, e tu lo sai bene. Ma la Discovery non si avvicina affatto a Giove. Anche al perigeo — anzi al perigiove — rimane di gran lunga troppo in alto per poter essere influenzata dall’attrito dell’atmosfera.»

«Ho già detto quanto basta per farmi esiliare una seconda volta nella mia dacia, e a te potrebbe non essere consentito di farmi visita in avvenire. Quindi limitati a chiedere ai tuoi incaricati del controllo dell’orbita di svolgere il loro lavoro più meticolosamente, eh? E rammentagli che Giove ha la più vasta magnetosfera del sistema solare.»

«Capisco a che cosa stai mirando… molte grazie. C’è altro prima che scendiamo? Sto cominciando a gelare.»

«Non preoccuparti, vecchio mio. Non appena avrai fatto filtrare tutto questo a Washington — aspetta una settimana circa per darmi il tempo di rientrare alla base — l’atmosfera diventerà incandescente.»

2. LA CASA DEI DELFINI

I delfini nuotavano nella sala da pranzo ogni sera, subito prima del tramonto.



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