
Per quanto i delfini fossero incantevoli, egli doveva ammettere che la loro giocosità era a volte fastidiosa. Il ricco geologo marino che aveva progettato la casa non si era mai preoccupato di bagnarsi perché di solito portava le mutandine da bagno, o anche meno. Ma vi era stata un’occasione indimenticabile in cui l’intero consiglio di amministrazione dell’Università, tutti i suoi membri in abito da sera, stava sorseggiando cocktail intorno alla piscina, in attesa dell’arrivo di un ospite illustre dal continente. I delfini ne avevano dedotto, giustamente, che sarebbero passati in secondo piano. Ragion per cui il visitatore era rimasto stupitissimo venendo accolto da un inzaccherato comitato di ricevimento i cui componenti indossavano accappatoi troppo ampi o troppo stretti; e inoltre il buffet era risultato molto salato.
Floyd si domandava spesso che cosa avrebbe pensato Marion della sua strana e splendida casa sulla riva del Pacifico. Il mare non era mai piaciuto a Marion, ma il mare aveva, in ultimo, avuto la meglio. Sebbene l’immagine stesse ormai cominciando a sbiadire lentamente, egli ricordava ancora lo schermo baluginante sul quale aveva letto anzitutto le parole:
PER IL DOTTOR FLOYD URGENTE E PERSONALE.
E poi le righe di fluorescenti caratteri a stampa che avevano cominciato a scorrere sullo schermo, marchiandogli rapidamente, a fuoco, il loro messaggio nella mente:
