
«Ora esiste invece… anzi esistono. Sono due.»
«Mi stupisci.»
Se anche Victor rilevò una nota ironica, la ignorò. «Sì, esistono due limiti ultimi… l’uno determinato dall’uomo, l’altro no. Risulta adesso che non saremo i primi a tornare sulla… ehm, sulla scena dell’azione. I nostri eterni rivali ci precederanno di almeno un anno.»
«È un vero guaio.»
«Ma non è questo il peggio. Anche se non avessimo concorrenza, arriveremmo troppo tardi. Non vi sarebbe più niente, lassù, al nostro arrivo.»
«Ma questo è ridicolo. Lo avrei saputo, ne sono certo, se la legge della gravitazione fosse stata abrogata dal Congresso.»
«Parlo seriamente. La situazione non è stabile… non posso fornirti particolari, adesso. Rimarrai in casa per il resto della serata?»
«Sì» rispose Floyd, rendendosi conto, non senza un certo compiacimento, che a Washington la mezzanotte doveva essere passata da un pezzo.
«Bene. Entro un’ora ti verrà consegnato un plico. Richiamami non appena avrai avuto il tempo di esaminarne il contenuto.»
«Non sarà piuttosto tardi, quando lo avrò esaminato?»
«Sì, lo sarà. Ma abbiamo già perduto troppo tempo. Non voglio perderne dell’altro.»
Millson mantenne la parola. Esattamente un’ora dopo, una grande busta sigillata venne consegnata nientemeno che da un colonnello dell’aeronautica militare il quale aspettò pazientemente, conversando con Caroline, mentre Floyd leggeva il contenuto del plico. «Temo che dovrò riportare via i documenti quando avrà terminato di leggerli» disse l’altolocato fattorino.
«Sono lieto di saperlo» rispose Floyd, sdraiandosi sull’amaca che prediligeva per leggere.
Il plico conteneva due documenti, il primo dei quali brevissimo. Era stampigliato ULTRA SEGRETO sebbene l’«ULTRA» fosse stato cancellato e la modifica risultasse convalidata da ben tre firme, tutte totalmente illeggibili.
